
WASHINGTON, Usa -- Era già capitato nell'Oceano Pacifico. Ora accade anche nell'Atlantico dove si è formata un'isola di rifiuti, una discarica flottante, in cui la plastica regna sovrana. Lo ha annunciato Kara Lavender Law, oceanografa di Sea Education Association, nel corso del recente «Ocean Science Meeting» organizzato dall'American Geophysical Union.
L'isola di rifiuti si trova in un'area vicina al calmissimo Mar dei Sargassi. Qui sono presenti correnti superficiali con una velocità di meno di due centimetri al secondo. Tra il 1986 e il 2008, nella zona i ricercatori hanno raccolto 64.000 pezzi di plastica, che misurano mediamente meno di un centimetro e pesano meno di 0,15 grammi, durante 6.000 “pescate” con particolari reti a strascico a maglie fini.
Le due grandi isole di rifiuti che galleggiano in superfice nell'Atlantico e nel Pacifico hanno uno spessore di 10 metri . Non sono ancora chiare le vere dimensioni della discarica atlantica oceanica che, per concentrazione di frammenti di plastica (mediamente circa 20.000 per chilometro quadrato, con punte di 200.000) sarebbe paragonabile a quella più famosa e studiata presente nel Pacifico.
La grande chiazza di rifiuti del Pacifico (Great Pacific Garbage Patch) si è formata fin dagli anni Cinquanta ed è continuamente alimentata dagli scarti che provengono dalle navi e dalle piattaforme petrolifere (per il 20 per cento) e dalla terraferma per il restante.
A generarla è stato il vortice del Nord Pacifico, un sistema formato da quattro correnti oceaniche. Le due gigantesche discariche, quella atlantica e quella pacifica, sono formate principalmente da monofilamenti di plastiche e polimeri che si inabissano per circa 10 metri di profondità.
In realtà le discariche oceaniche potrebbero essere molte di più. Simulazioni al computer segnalano come zone a rischio anche le aree in prossimità del Cile e quelle tra Argentina e Sud Africa.
