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Clima: Ue e Asia divise a Copenhagen

Autore: scienzetv
Data di creazione 04/12/2009 - 11:44
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COPENHAGEN, Danimarca -- Mancano pochi giorni alla Conferenza sul clima di Copenhagen, ma l'atmosfera è già rovente fra chi spinge per provvedimenti concreti e chi invece considera l'evento solo come una tappa di passaggio. La battaglia, anche stavolta, è sui numeri.

Le speranze di trovare un accordo che vincoli le nazioni partecipanti al vertice a una riduzione precisa e puntale delle emissioni sono al momento flebili.

Promesse e buone intenzioni a parte, i numeri attuali dicono che il maxivertice partorirà un topolino e che dal punto di vista ambientale, che è quello che più conta, cambierà poco nulla.

Nel frattempo ieri l'Unione Europea ha incalzato gli Stati Uniti chiedendo al governo americano un maggior impegno sul taglio delle emissioni, considerando lo sforzo statunitense solo una briciola (-3 per cento) se riportato al parametro comunitario del 1990, mentre rispetto al 2005 la riduzione è stata
pari al -17 per cento, quando ll'Ue auspica una riduzione almeno del 20 per cento. .

Analogo discorso vale per l'India, che ieri ha annunciato che ridurrà la propria intensità carbonica del 24 per cento entro il 2020 sempre in rapporto ai livelli del 2005. Tuttavia il paese asiatico non accetterà alcuna imposizione di quote coercitive. Lo ha dichiarato oggi a New Delhi il ministro dell'Ambiente Jairam Ramesh, secondo cui "non accetteremo alcuna quota coercitiva di riduzione dei gas, né una indicazione coercitiva di un anno di picco massimo. Abbiamo invece in programma una riduzione dell"intensità di emissione del 20-25 per cento entro il 2020 rispetto al 2005. Ma lo faremo liberamente".

Per non parlare della Cina, che nonostante abbia promesso di fare il doppio dell'India, è ancora in alto mare. Ad aggravare la situazione il fatto che, stando alle previsioni, nel 2020 le emissioni di Co2 nei paesi in via di sviluppo saranno il doppio di oggi.

Proprio per questo, l'Unione Europea sta ragionando in maniera prospettica, e considera le azioni tarate sul futuro, quando i gas serra toccheranno il loro massimo. Per quel tempo l'Ue vorrebbe raggiungere il 50 per cento delle emssioni prodotte nel 1990.

L'impresa è tutta in salita. Cina, India, Brasile e Sudafrica fanni il pollice verso. Pertanto, dal momento che è improbabile che a Copenhagen si raggiunga un accordo su un trattato vincolante, l'Ue si è messa a lavorare su quattro punti fondamentali: trovare una visione comune sulla soglia dei 2 gradi; indicare impegni di riduzione delle emissioni ambiziosi e compatibili; definire un pacchetto finanziario che comprenda un'intesa per una partenza rapida; ribadire l'esigenza di un patto legale vincolante da sottoscrivere a metà del 2010, durante la conferenza di Bonn.

Pessimista sugli esiti del summit anche il direttore generale del ministero dell'Ambiente, Corrado Clini. L'alto funzionario italiano ha detto che "il limite dei 2 gradi di aumento della temperatura media globale, guardando alla produzione e ai modelli energetici attuali, è un obiettivo già oggi non realistico". E aggiunge che  "a Copenaghen sarà difficile raggiungere un accordo sul clima.  La speranza è di mettere a punto un programma di lavoro che ci permetta di arrivare a un nuovo Protocollo di Kyoto nel corso del 2010".

WP


Fonte:
http://www.scienze.tv/node/4627