Ambiente: le buone intenzioni di Obama

WASHINGTON, Usa -- Dopo le critiche degli ambientalisti, dell'Unione Europea e di tutti quelli che credevano che la Conferenza di Copenhagen potesse mettere un punto fermo nella lotta alle emissioni di gas serra, Obama ha fatto un mezzo passo indietro rispetto alle dichiarazione di ieri.
Il presidente americano, impegnato nei colloqui con la Cina, ha infatti auspicato che le trattative a Copenaghen possano giungere a un “consenso su un nuovo ampio accordo” che abbia “immediato effetto operativo”, anche se non legalmente vincolante.
Insomma, il tentativo è quello di addolcire la pillola anche se in concreto, è evidente, che non ci saranno passi in avanti a Copenhagen.
Dopo un colloquio con Hu Jintao, il presidente americano aveva infatti riferito che i due paesi, che sono i maggiori produttori di CO2 al mondo, assumeranno misure “significative” per ridurre le proprie emissioni. Ma “significative” non significa nulla senza fissare cifre e tempi.
Le scelte ecologiste del presidente restano, dunque, al momento solo buone intenzioni. Il presidente d'altronde si è messo in un vicolo cieco, costretto al muro dai paesi in via di sviluppo (Cina, India, Brasile, Indonesia) che vogliono impedire un freno alla crescita delle proprie economie, evitando ingenti investimenti per la riduzione della CO2. E dal Senato americano, che ha rinviato alla primavera la legge sul clima approvata alla Camera, per la resistenza degli oppositori repubblicani e persino dell'ala più moderata dei democratici.


